Smetti di guardare quanto solleva quello di fianco

Il confronto in palestra è la trappola più silenziosa che c'è. Non ti ferma, ti sposta il bersaglio: invece di battere il te di sei mesi fa, provi a battere uno sconosciuto che si allena da dieci anni, o che ha appena finito e sta solo scaricando il bilanciere. È una gara che nessuno ha organizzato e che non si può vincere.
Sei sotto il bilanciere e con la coda dell'occhio conti i dischi di quello di fianco. Se ne ha più di te ti senti piccolo, se ne ha meno ti senti meglio, e in tutti e due i casi hai appena consegnato la tua seduta a una persona che non sa nemmeno che esisti.
Il faro che non c'è
La parte assurda è che lui non ti sta guardando. Nel 2000 tre psicologi hanno fatto entrare degli studenti in una stanza piena di gente con addosso una maglietta imbarazzante, e poi hanno chiesto loro quanti l'avevano notata: gli studenti stimavano circa la metà, la risposta vera era un quarto (Gilovich, Medvec e Savitsky). L'hanno chiamato effetto faro: ci sentiamo illuminati da un riflettore che nessuno ha acceso. La palestra è piena di persone convinte di essere osservate, che intanto osservano: è lo stesso meccanismo della paura di andare in palestra.
Quello che vedi nel vicino, poi, è una foto senza didascalia. Non sai da quanto si allena, cosa ha preso, se quel peso è il suo massimale o il suo riscaldamento, se domani avrà male al gomito. Confrontare il tuo capitolo tre con il suo capitolo venti non è ambizione: è un errore di lettura.
Quello di fianco non è il tuo avversario. Al massimo è uno che si allena vicino a te.
L'unica gara che vinci ogni settimana
L'unico confronto che paga è con i tuoi numeri. Il peso che sollevavi il mese scorso, le ripetizioni che facevi, le volte che ti sei presentato. Quelli sono tuoi, sono onesti, e salgono se fai il lavoro. Il resto è rumore, e il rumore in sala è tanto: musica, specchi, e un ragazzo che urla su un rematore da quaranta chili.
Il trucco concreto, che ha una scusa noiosa e un effetto grosso, è segnare le serie. Non per burocrazia: perché quando hai il numero di ieri davanti, la domanda smette di essere «quanto fa lui?» e torna a essere «faccio più di ieri?». È una gara con un solo iscritto, e la vinci spesso. Su un mese, tre sedute su quattro fatte contano più di qualsiasi disco in più visto su un bilanciere altrui. E quei chili restano un numero tuo, che tu li tenga su un quaderno o su un registro come GYM3, dove li vedi tu e non compaiono sul tuo profilo pubblico.
Il tuo avversario sei tu di ieri. E per fortuna, quello lo batti spesso.


